Le sigle che hai indicato seguono lo standard SEED/FDSN usato da INGV e da molte reti sismiche.
La prima lettera indica in genere la banda di frequenza, la seconda il tipo di sensore, la terza la componente:
- BHZ = Broadband High Gain, componente verticale Z → velocimetro broadband.
- HHZ = High Broadband, componente verticale Z → velocimetro broadband a frequenza di campionamento più alta.
- LHZ = Long Period, componente verticale Z → velocimetro per terremoti lontani e segnali a lungo periodo.
- VHE = componente Est-Ovest (E) di un sensore accelerometrico ("V" spesso associato a canali strong-motion/accelerometrici in molte reti).
In pratica:
| Sigla | Sensore tipico | Uso principale |
|---|---|---|
| HHZ | Velocimetro broadband | Terremoti locali e regionali |
| BHZ | Velocimetro broadband | Terremoti regionali e teleseismi |
| LHZ | Velocimetro lungo periodo | Terremoti lontani |
| VHE (e VHN, VHZ) | Accelerometro | Forti scuotimenti vicino all'epicentro |
La distanza ipocentrale ottimale vari in base alla categoria del geofono usato, dipende dalla distanza e dalla magnitudo:
- 20-200 km dall'epicentro: generalmente i canali HHZ sono i più utili perché registrano bene le onde P e S senza saturare per eventi moderati.
- 50-500 km: anche BHZ fornisce ottimi risultati.
- Molto vicino a terremoti forti (pochi km, M > 5-6): gli accelerometri (VHZ, VHN, VHE) sono migliori perché i velocimetri possono saturare.
- Terremoti lontani (oltre ~1000 km): LHZ è particolarmente utile.
Se il tuo scopo è localizzare e analizzare terremoti medio-vicini (circa 30-300 km), normalmente la sequenza di preferenza è:
HHZ > BHZ >> LHZ
mentre gli accelerometri (VH)* diventano preferibili solo per eventi forti o stazioni molto vicine all'epicentro.
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